Comunicazioni
2 giugno, ieri in città le celebrazioni per la Festa della Repubblica
La lettura di brani storici sulla Costituzione e il discorso prounciato dal sindaco Roberto Albetti
ABBIATEGRASSO - Si sono svolte ieri mattina le celebrazioni per la Festa della Repubblica. Il ritrovo delle autorità, dei rappresentanti delle associazioni e dei cittadini che hanno voluto partecipare alla cerimonia, è avvenuto alle 9.15 in piazza Marconi, per partecipare alla messa delle 9.30 nella Chiesa di San Bernardino.
Al termine della funzione, il corteo, accompagnato dalla banda Garibaldi, ha attraversato le vie del centro storico (piazza Marconi, via Cantù, piazza Castello) fino al monumento ai Caduti, dove si è fermato per l’alzabandiera e la deposizione di un omaggio floreale.
Le celebrazioni sono proseguite, quindi, nella sala consiliare del Castello Visconteo con il discorso ufficiale del sindaco Roberto Albetti e con la lettura di alcuni brani storici sulla Costituzione, a cura dell'attore Luca Cairati. Al termine, il corteo si è ricomposto sfilando lungo corso Matteotti, per riportare il gonfalone nella sede municipale di piazza Marconi.
Ecco il discorso pronunciato dal sindaco Roberto Albetti:
"Oggi siamo qui insieme a riaffermare i principi e i valori sui cui si fonda la nostra Repubblica, nell’anno in cui preparano le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, che si terranno nel 2011 a Torino.
Come sapete, nel 1861, dopo le guerre contro gli Austriaci e conclusa la spedizione di Garibaldi in Sicilia, termina il lungo periodo di lotta politica e militare che conduce l’Italia all’unificazione.
Il 17 marzo di quell’anno a Torino viene proclamata l’unità nazionale e la città diventa la prima capitale d’Italia.
La nuova storia dell’Italia, indipendente e unita, parte quindi da Torino il 17 marzo di un secolo e mezzo fa.
La città resta capitale per quattro anni, fino al 1865, quando la centralità del governo del Regno si sposta a Firenze. La sede viene stabilita a Roma a partire dal 1871, quando l’unificazione del Paese è ormai definitivamente completata.
Ma torniamo alla Festa della nostra Repubblica, che oggi celebriamo qui insieme. Il 2 e il 3 giugno 1946, come sapete, attraverso il referendum istituzionale indetto a suffragio universale, gli italiani furono chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo, monarchia o repubblica, dare al Paese, in seguito alla caduta del fascismo. Scelsero la Repubblica, che oggi siamo qui a festeggiare insieme.
Abbiamo prima ascoltato alcuni passi di uno dei padri della Costituzione.
La Legge fondamentale della Repubblica italiana, approvata il 22 dicembre 1947 dall'Assemblea Costituente entrò in vigore il 1° gennaio 1948.
Io ero bambino – avevo tre anni – quando la nostra Costituzione fu promulgata… da allora sono passati più di sessant’anni e con il tempo il nostro Paese è naturalmente molto cambiato sotto ogni profilo.
Ma oggi come allora l’impegno deve essere lavorare ogni giorno, ciascuno nel proprio ambito, per costruire una società in cui il riconoscimento della dignità della persona e il rispetto del valore della vita siano al centro di ogni azione e al di sopra di ogni possibile conflitto.
La libertà e la democrazia sono le radici sulle quali costruire il nostro futuro.
La scelta compiuta quel lontano 2 giugno rese possibile la ricostruzione del nostro Paese in modo democratico, in un processo in cui tutte le parti sociali ebbero un ruolo: lo spirito di allora era quello di valorizzare l’impegno di tutti gli uomini che mettevano al servizio di tutti la propria volontà. Non uno Stato che imponeva, quindi, ma che sapeva valorizzare. Tutto ciò ha significato per l’Italia riuscire a ripartire.
Del resto, anche la nostra Carta non rappresenta un elenco di principi, non parla di soggetti astratti, ma afferma il primato della persona con i suoi diritti e i suoi doveri.
Persona e comunità sono da cogliersi in continua e necessaria simbiosi, in un rapporto di reciproca necessità. Anche Aldo Moro su questo aspetto dichiarò “lo Stato assicura veramente la sua democraticità, ponendo a base del suo ordinamento il rispetto dell’uomo che non è soltanto individuo, ma che è società nelle sue varie forme, società che non si esaurisce nello Stato”.
Oggi, il nostro Paese è chiamato di nuovo a ripartire, e per farlo ha bisogno – come allora - di tutte le realtà della società civile, sociale ed economica. Occorre cioè liberare tutte le energie presenti nel paese, occorre fare in modo che lo Stato sappia esaltarle e non soffocarle. Questo, nel mio piccolo di sindaco, cerco ogni giorno di fare.
E riflettendo su questa ricorrenza del 2 giugno in questi giorni pensavo proprio a come oggi siamo chiamati a recuperare quell’anelito di libertà grazie al quale il nostro paese ha saputo ricostruirsi dopo la drammatica esperienza della guerra.
Lo dobbiamo fare a maggior ragione in un momento di grave difficoltà economica come quello che stiamo attraversando, così come auspicato in questi giorni dallo stesso Presidente Napolitano che ha richiamato tutti coloro che rivestono responsabilità pubbliche sul territorio a percepire con immediatezza bisogni ed esigenze delle comunità locali e ad attuare ogni sforzo in favore di cittadini ed imprese che affrontano questa difficile situazione economica.
Torniamo a noi. Vi lascio un’ultima riflessione:
la crescita civile e culturale di una paese e delle giovani generazioni credo passi anche attraverso gesti semplici come il fatto di essere qui oggi a condividere insieme questo momento di festa nazionale, un’occasione per fermarci insieme a pensare all’importanza di appartenere ad una comunità nazionale nata grazie al sacrificio, all’impegno, all’intelligenza e alla passione di tanti. Un’eredità preziosa che oggi siamo chiamati non solo a difendere, ma a far crescere sulla base degli stessi principi e valori scritti nella nostra Costituzione, oggi più che mai attuali.
Oggi, se vogliamo che il Paese sappia affrontare le difficili sfide che ha davanti, dobbiamo tutti insieme recuperare questo senso di appartenenza.
Abbiamo riflettuto insieme sul valore e l’attualità della nostra Costituzione, quindi voglio chiudere citando un pensiero che ci ha lasciato don Luigi Sturzo proprio sulla nostra Carta:
“ La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal Governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà”.



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