Comunicazioni
Il sindaco Albetti aderisce all’appello per salvare Sakineh
“Il rispetto della vita non può mai essere messo in discussione”
ABBIATEGRASSO – Il sindaco di Abbiategrasso Roberto Albetti aderisce all'appello lanciato per fermare la lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana accusata di adulterio e di coinvolgimento nell’omicidio del marito, condannata a morte dal regime di Ahamadinejad.
La mobilitazione in difesa della quarantenne iraniana prossima alla morte per lapidazione prosegue in tutto il mondo: anche nel nostro Paese le iniziative contro la brutale sentenza si susseguono coinvolgendo le istituzioni e la società civile. Nei giorni scorsi davanti all’ambasciata iraniana a Roma è stato organizzato un sit-in mentre una gigantografia con il volto di Sakineh è stata esposta sulla facciata del ministero delle Pari Opportunità per iniziativa congiunta dei ministri Frattini e Carfagna.
Anche il primo cittadino di Abbiategrasso vuol far sentire la propria voce in difesa di Sakineh e a favore della battaglia per il rispetto dei diritti umani: “Sono consapevole che il mio appello è soltanto una goccia nel mare delle iniziative in corso per salvare la vita di Sakineh, ma ritengo comunque importante non tacere su una vicenda così grave”, osserva il sindaco Albetti. “Proprio oggi abbiamo appreso dai giornali che la condanna alla flagellazione è già stata eseguita. Simili atrocità devono essere fermate: il rispetto della vita non può mai essere messo in discussione, indipendentemente dalla fede religiosa di ciascuno”.
“Mi unisco, quindi, all’appello per salvare Sakineh e alla mobilitazione in atto – aggiunge Albetti – Tra l’altro, mi sembra importante in questa circostanza rilevare che la libertà religiosa è un valore fondamentale, ma occorre impegnarsi per fare in modo che sia associata al concetto di “reciprocità”: noi siamo chiamati a garantire la libertà religiosa a chi vive nel nostro Paese, lo stesso deve accadere ai cattolici presenti nel mondo, purtroppo oggi ancora troppo spesso oggetto di forti discriminazioni e di atroci persecuzioni”.
Servizio Comunicazione Istituzionale


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