DALLE ORIGINI AI NOSTRI GIORNI
I sec. a.C. - I primi insediamenti: i Galli
Numerose testimonianze archeologiche assicurano lo stanziamento, sin da tempi assai antichi, dei Celti cui si deve la fondazione di alcuni centri, fra cui anche Ozzero.
È però la romanizzazione a lasciare un'impronta precisa e ancor oggi chiaramente leggibile sul territorio.
La maggior parte di tali insediamenti sorgono lungo la Strada Mercatorum che corre parallela al Ticino e mette in comunicazione il nord con i villaggi ad est del fiume.
I- V secolo d.C. - I Romani
Nei dintorni di Abbiategrasso, la maggior parte dei ritrovamenti archeologici sono ubicati presso le cascine, a testimonianza di una ininterrotta persistenza di questi nuclei agricoli che in epoca romana sono chiamati villae rusticae.
I primi insediamenti di cui rimangono tracce evidenti sono databili tra il I e il V secolo dopo Cristo: le anfore per i cereali, il vino e l'olio rinviano ad una economia agraria ben sviluppata, che a poco a poco soppianta quella pastorale.
Tra i rinvenimenti più importanti si ricordano le 280 tombe ad incinerazione con i relativi corredi, che vengono individuate tra il 1952 e il 1955 nei terreni della cascina Pestegalla.
V-XIII secolo d.C. - I Longobardi e l'età Medievale
Alla caduta dell'Impero Romano, il territorio passa prima nelle mani dei Longobardi e poi, nell'Alto Medio Evo, entra a far parte dei possedimenti dell'Arcivescovo di Milano il quale nel 1044 fa costruire, nei pressi di porta San Martino (Santa Maria Vecchia), un primo castrum, per la difesa della popolazione dalle scorrerie degli Ungari, distrutto poi dal Barbarossa (1162).
Il centro di Abbiategrasso comincia a svilupparsi e ad assumere l'impianto planimetrico rettangolare in età tardomedievale quando, sull'originale nucleo longobardo sorto intorno alla chiesa di San Pietro, dove esisteva precedentemente una villa rustica romana, comincia a prevalere l'insediamento sorto più a sud presso il primitivo castello, nella zona dove oggi c'è la chiesa di Santa Maria Vecchia.
Il vecchio insediamento di San Pietro diventa invece una sorta di sobborgo che mantiene nel corso dei secolo fino ad oggi una propria distinta identità.
Il primo burgus risulta ben riconoscibile nell'impianto urbanistico attuale dove le case ricalcano un andamento circolare (tra le vie Teotti, S. Maria, p.zza V Giornate e corso S. Martino). Un'ampia cinta muraria, munita di quattro porte (S. Pietro a nord, Milano a est, S. Martino a sud e Nuova a est), di un fossato difensivo e camminamenti, lo circonda già nel XI secolo.
Nel 1176 hanno inizio i lavori di scavo del Navigium (Naviglio Grande), imponente opera idraulica per l'irrigazione ed il trasporto di merci e persone, che potenzierà gli scambi tra la città di Milano, il Ticino e il Lago Maggiore.
I Visconti (1277-1450) e gli Sforza (1450-1535)
Dopo essere stato feudo degli Arcivescovi di Milano, Abbiategrasso segue le vicende del Ducato milanese e diviene possesso prima dei Visconti, di cui rimane ben conservato il castello, e poi degli Sforza.
L'inevitabile declino del castello ha inizio dopo la fine della signoria sforzesca in Lombardia, nonostante si susseguano nel ‘600, interessanti “progetti di fortificazione”, comunque mai realizzati, per rafforzare ulteriormente il sistema di difesa del borgo.
L'età Spagnola (1535-1707) e la dominazione austriaca (1707-1859)
Nel 1535, alla morte di Francesco II Sforza, Abbiategrasso cade sotto l'influenza degli Spagnoli e poi nel 1707 della dominazione austriaca, durante la quale conosce un periodo di ripresa economica e di benessere.
Nel Cinquecento, gli Spagnoli aggiungono alle mura i bastioni angolari e ampliano la Fossa.
Nel 1658 il Governatore di Milano emana l'ordine di demolizione del Castello, attuata solo in parte, per paura che diventi un avamposto del nemico: spariscono il corpo meridionale, tre delle quattro torri, la parte sinistra della facciata orientale.
Ridotto a “casa da nobile” dal 1672, torna in uso pubblico a partire dal 1862.
Nella seconda metà del XVIII secolo, sotto Giuseppe II, viene istituita la “Pia Casa degli Incurabili” che rappresenta un moderno sistema assistenziale e che caratterizza il borgo.
Il Risorgimento
Nel Risorgimento, per la sua posizione strategica nell'ambito delle comunicazioni e del sistema difensivo, la città viene scelta come punto di incontro per i patrioti che si battono per l'unità d'Italia. Sembra che Gaspare Stampa abbia ospitato nel suo Palazzo, situato alle porte della città, anche Mazzini.
L'età moderna
A partire dalla seconda metà dell'800 nascono i primi insediamenti manifatturieri e industriali e la città comincia la sua espansione fuori del circuito delle antiche mura, dotandosi di numerosi edifici civili: l'ospedale “C. Cantù” inaugurato nel 1882, il grande cimitero progettato sull'esempio del Monumentale di Milano dall'ing. Borsani, gli edifici per l'istruzione elementare e professionale.
Dopo la costruzione della ferrovia che nel 1868 collega Milano a Mortara, seguono drastici cambiamenti degli spazi circostanti il Castello: il Naviglio e gran parte dei fossati vengono interrati e gli storici “barchetti” cedono il passo al trasporto su ferro e alla linea tranviaria (attiva dal 1914 al 1956).
La crescita della città continua poi nel corso del ‘900 nelle zone occidentali e settentrionali con la creazione di nuovi quartieri residenziali e, al di là della ferrovia, a sud-est con l'impianto di insediamenti industriali e di quartieri più popolari.




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