La chiesa di S.Maria Nuova
apertura (indicativo) : mattino: 7.30-12.00, pomeriggio: 15.00-19.00
Il complesso monumentale di Santa Maria Nuova, costituito dalla chiesa con il bel quadriportico rinascimentale e il pronao, rappresenta una delle testimonianze storico-artistiche più significative e interessanti di Abbiategrasso.
La chiesa, che è orientata in modo canonico ad est, volge il fianco meridionale su via Borsani, da cui si ha l'accesso principale al sagrato. Trovandosi in pieno centro storico, è facilmente raggiungibile anche a piedi.
Gli impegnativi lavori di restauro di S. Maria Nuova, compiuti tra il 1987 e il 1990, oltre a promuovere il consolidamento statico delle strutture e la pulizia degli intonaci e delle decorazioni, hanno consentito una più corretta lettura storica e filologica dell'intero complesso e una ricostruzione cronologica delle sue vicende fino allora ignote.
La costruzione della chiesa viene avviata nel 1365 per iniziativa del Luogo Pio di Santa Maria della Misericordia. Concepita inizialmente come sede della Scuola dell'Ente assistenziale, da cui derivò la dedicazione alla Madonna, è destinata a divenire ben presto il principale luogo di culto: infatti, allorché nel corso del XIV secolo il borgo di Abbiategrasso si accentra nella cinta delle mura di età viscontea, si fa strada la necessità di una nuova parrocchiale più comoda e più ampia di quella antica di San Pietro fuori le mura. Tuttavia la nuova chiesa non assume le funzioni di parrocchiale fino al 1578, per volontà di S. Carlo.
Giovanni Maria Visconti, figlio del duca Gian Galeazzo nato ad Abbiategrasso il 7 settembre 1388, viene battezzato in una delle cappelle della chiesa non ancora ultimata.
Nel 1467 si tiene un altro battesimo importante: quello di Galeazzo Maria Sforza, figlio di Francesco Sforza. Con l'occasione viene rinnovata la decorazione della prima cappella a sinistra, dedicata a Giovanni Battista.
L'edificio è di notevoli dimensioni, a tre navate concluse da altrettante cappelle, ed è caratterizzata da una chiara impostazione geometrica e da una evidente ricerca proporzionale. Si sviluppa, infatti, su un reticolo sostanzialmente regolare, il cui modulo base è la campata delle navate laterali (campata che si allunga trasversalmente nella navata maggiore secondo il rapporto di tre a due).
Nonostante le continue e radicali trasformazioni subite, è ancora possibile rintracciare l'aspetto originale della chiesa. I muri perimetrali, se si escludono le cappelle laterali, sono ancora quelli primitivi, come immutata è rimasta la pianta dell'edificio. Anticamente la facciata era in mattoni con tetto a capanna, come la maggior parte delle chiese lombarde dell'epoca: nel corso del '400 viene arricchita dal quadriportico rinascimentale, scandito da leggere arcate profilate in cotto, poggianti su colonnine con capitelli in stile gotico e inframmezzate da medaglioni anch'essi in cotto, di cui solo quattro sono originali.
A partire da sinistra si aprono numerose cappelle: la cappella di S. Giovanni Battista, una delle più antiche e sede del battistero, della Madonna del Carmine, di Santa Rosa da Lima, di San Giuseppe, del Sacro Cuore, il presbiterio con l'altare neoclassico e il coro con 28 stalli superiori e 11 inferiori; in fondo a destra la cappella di Sant'Antonio da Padova, di Sant'Anna, di San Carlo Borromeo, di S. Cristoforo ed infine la cappella con il Crocifisso ligneo della seconda metà del XVIII secolo.
Nel 1497 viene iniziata la costruzione del grande pronao che viene tuttavia terminato solo alla fine del secolo successivo da Tolomeo Rinaldi, architetto romano attivo a Milano dal penultimo decennio del Cinquecento. Probabilmente l'edificazione del pronao, che protegge un pregiato affresco raffigurante la “Vergine col Bambino”, faceva parte di un progetto tardo quattrocentesco che alcuni studiosi attribuiscono al Bramante.
Ulteriori trasformazioni dell'interno dell'edificio vengono attuate da Francesco Croce nel 1740: la navata centrale viene rialzata e illuminata da grandi finestroni ellittici, l'originaria copertura a capriate è sostituita dalle volte, gli archi acuti vengono ridotti a tutto sesto e le colonne marmorizzate, il fianco verso la strada viene abbattuto per edificare cinque cappelle. L'intervento comporta anche un ampliamento volumetrico, improntato alla concezione spaziale barocca e al tempo stesso consente di razionalizzare il tracciato viario sul fianco meridionale della chiesa. A quest'epoca risale anche la costruzione della nuova sagrestia sul lato settentrionale del presbiterio, l'edificazione dell'ossario comunale ai piedi del campanile e l'apertura dell'attuale ingresso al quadriportico.
Le decorazioni e gli ornamenti interni vengono rimaneggiati nel XIX secolo. Oltre al rifacimento neoclassico dell'altare maggiore e all'aggiunta di balaustre in marmi policromi alle cappelle minori, viene sistemata la pavimentazione e sono ridipinte con ornati di gusto eclettico la volta e le pareti.
Di particolare interesse l'oratorio della Beata Vergine Addolorata, aperto sul lato settentrionale del quadriportico, che viene realizzato tra il 1740 e il 1747 su progetto di G.B. Baruzzi, il capomastro attivo nel vicino cantiere della Collegiata durante gli interventi concepiti da Francesco Croce e voluti dalla Confraternita del SS. Sacramento.
L'oratorio, particolarmente caro agli abbiatensi, conserva all'interno, sopra l'imponente altare settecentesco in marmi policromi, il pregevole gruppo statuario raffigurante la “Vergine Addolorata con Cristo morto”.




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