Novità
Premio per la Pace 2011, menzione alla memoria per Andrea Aziani
Nell’ambito dell’annuale manifestazione promossa da Regione Lombardia, martedì 13 dicembre alle 17 presso l'Auditorium di Palazzo Lombardia a Milano il presidente Roberto Formigoni consegnerà il Premio per la Pace anno 2011 alla memoria dell'abbiatense Andrea Aziani
ABBIATEGRASSO - Il Premio per la Pace, istituito con legge regionale del 1989 (“La Lombardia per la pace e la cooperazione allo sviluppo”), promuove la cultura della pace e della solidarietà e viene attribuito a quei soggetti, persone fisiche o enti pubblici o privati, che hanno realizzato azioni di pace o testimonianze di solidarietà promuovendo iniziative per la cooperazione allo sviluppo. Per questa edizione la Giuria, appositamente costituita, ha individuato tra gli altri Andrea Aziani per una menzione alla memoria.
Viene accolta così una proposta avanzata dal Sindaco Roberto Albetti, che nel proporre la candidatura di Aziani era certo dello spessore e del messaggio che il nostro concittadino ha saputo condividere con popoli così lontani ma altrettanto intimamente legati da una stessa fede, tesa alla solidarietà e all’educazione che ha reso possibile la fondazione dell’Università“Sedes Sapientiae”, oltre alle molteplici iniziative per riscattare la povertà. Il Premio, alla presenza del Sindaco di Abbiategrasso, sarà ritirato da Corrado Peluso, amico fraterno di Aziani e cofondatore dell’Università Cattolica “Sedes Sapientiae” di Lima e dal fratello Paolo.
“Con Andrea Aziani – sostiene il sindaco Roberto Albetti – viene premiata la sua dedizione a Cristo attraverso il servizio, l’aiuto, la condivisione delle persone più bisognose, in particolare i ragazzi. Nel campo educativo – conclude Albetti – è stato un gigante di testimonianza nel trasmettere, attraverso l’amore alla bellezza, la dimensione culturale della fede”.
CURRICULUM DEL PREMIATO
Andrea Aziani nasce ad Abbiategrasso nel gennaio del 1953. Molto legato ai nonni materni che hanno esercitato su di lui un ruolo decisivo nella sua educazione, negli anni ’60 partecipa alla vita dell’oratorio S. Gaetano, dove incontra don Gianni Calchi Novati. Dopo una breve esperienza in seminario frequenta il liceo classico Manzoni a Milano. E’ un periodo di grande intensità, Andrea vive l’esperienza cristiana in modo vertiginoso, teso tra la coscienza del proprio limite e la sua irrefrenabile tensione alla ricerca di una pienezza umana. In questi anni conosce alcune famiglie del movimento di Comunione e Liberazione di Abbiategrasso. Il momento fondamentale nella vita di Andrea fu l’incontro con don Luigi Giussani, avviene nel 1972, dopo l’incontro con don Giussani Andrea comincia a prendere sul serio e a verificare come scelta vocazionale l’ipotesi della dedizione totale a Cristo. Entra così a far parte dei Memore Domini.Nel 1976 don Giussani lo manda a Siena con altri tre amici, e dà a loro questa direttiva: “l’importante è che siate uniti tra di voi, dalla vostra unità nascerà quello che dovrà nascere”.
Nel 1989 a 36 anni, riesce finalmente (come aveva sempre desiderato) ad essere inviato da don Giussani in Perù. Instancabile, Andrea in quella megalopoli che è la capitale peruviana vive per 20 anni. Lo conoscevano tutti: dal Presidente della Repubblica fino al venditore ambulante di “emolliente”. Poteva discutere con i ministri o con i maggiori intellettuali del paese e subito dopo trascorrere ore nei pueblos più malfamati ad aiutare la povera gente delle baracche, a giocare con i bambini nella polvere delle strade, insegnando loro dei canti o le preghiere, e portando loro di che vivere. In Perù insegna filosofia, etica, epistemologia, dottrina sociale della Chiesa in varie università: nella femminile del Sacro Cuore, a Marcelino Champagnat e a San Martin de Porres. Nell’anno Santo del 2000 su richiesta del vescovo della diocesi diCarabayllo, mons. Lino Panizza, contribuì a fondare l’Università Cattolica “Sedes Sapientiae”. A Lima, nella sua università, durante una lezione, la morte lo ha colto improvvisamente il 30 luglio 2008 ed è sepolto nel cimitero della metropoli peruviana per rimanere vicino alla sua gente.
MOTIVAZIONE DELLA PREMIAZIONE
Attenzione all’uomo con l’appassionarsi alle realtà di volti, storie e problemi
Andrea iniziò da giovane ad interessarsi degli altri dedicandosi alla caritativa nella “bassa” milanese e all’ex convento dell’Annunciata ad Abbiategrasso che era stato adibito a luogo abitativo per chi arrivava dal sud in cerca di lavoro. A Siena dove quando si laurea, gli amici della comunità gli regalano alcuni vestiti (lui viveva in una reale situazione di necessità), ma il giorno dopo li aveva già dati ai profughi cambogiani che erano scappati dall’inferno dei Khmer rossi e che lui stesso tramite la Caritas, aveva accolto a Siena. In Perù dove nel linguaggio della cooperazione gli aspetti della realtà dell’entroterra peruviano si esprimono con termini come indicatori di povertà, denutrizione infantile, abbandono scolastico e lavoro minorile. Che per lui restano solo descrizioni fredde e impersonali di unarealtà “da intervenire”; sono volti, storie, problemi che diventano i suoi. Quasi come una continuazione della caritativa nella “bassa” milanese, Andrea comincia ad occuparsi di bambini che aiutava con denaro ma soprattutto con la sua attenzione ed il suo affetto delicatissimo.
Attenzione all’educazione e conoscenza di tanti giovani
Andrea nel suo operare sia in Italia che in Perù, ha cercato di rispondere alla necessità dieducazione e conoscenza di tanti giovaniche vivevano in situazioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale riuscendo attraverso l’istruzione e l’attenzione umana a dare loro un futuro certamente migliore, infatti centinaia di suoi ex alunni sono riusciti ad entrare nel mondo le lavoro e della cultura.
Attenzione alla coscienza della dimensione culturale della fede
Nei 20 anni trascorsi in Perù era l’anima nell’anima, sempre attento che non si abbassasse la coscienza della dimensione culturale della fede, sempre disponibile ad accompagnare gli studenti mai in modo paternalista, sempre in lotta per mostrare la pertinenza della fede cristiana alle esigenze della vita. Febbre di vitaera il suo motto e realmente era una febbre di dedizione. Nella sua ultima lezione pronunciò queste parole: "Recuerde siempre el amor es más fuerte que la muerte (ricordatevi sempre: l’amore è più forte della morte)."



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